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Giuseppe Patota

L'«Ortis» e la prosa del secondo Settecento



Edizione non vendibile su questo sito

Scorrendo i nomi dei protagonisti del rinnovamento linguistico settecentesco, emergono i giornalisti, i critici, i folosofi, gli economisti: anche nel regno della scrittura, com'è noto, i lumi vennero dalle opere che tendevano all'utilità sociale più che dai testi che aspiravano alla bellezza formale.
È naturale allora chiedersi se il processo di rinnovamento si sia presto esteso alla prosa «d'arte»: quale fu la fisionimia della lingua letteraria una volta che la novità ebbe investito altri modelli di lingua scritta?
Il rinnovamento interessò anche l'aspetto fonomorfologico della lingua? In questo settore i settecentisti si allontanarono dalle tradizioni prescrizioni grammaticali e lessecografiche?
Infine: nella sintassi della proposizione quale peso continuarono ad avere alcuni procedimenti d'inversione?
Per rispondere a tutte queste domande ho sottoposto a spoglio un testo rappresentativo della prosa d'arte, le Ultime lettere di Jacopo Ortis, per verificarvi la presenza e misurare l'incidenza di alcuni fenomeni fonologici, morfosintattici e relativi all'ordine delle parole.

Dall'Introduzione


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